24 Marzo 2026
E' legittimo il licenziamento del dipendente che, vittima di una truffa informatica, dispone un pagamento causando un danno patrimoniale all’Azienda.
Lo dice la Corte di Cassazione il 13 febbraio 2026 riguardo una contabile licenziata per aver autorizzato un pagamento sulla base di una e-mail fraudolenta.
Il phishing rappresenta, oggi, una delle minacce informatiche più diffuse nel contesto lavorativo e le Aziende devono sensibilizzare i dipendenti ad evitare comunicazioni apparentemente attendibili che gli facciano fare operazioni indebite, come nel caso esaminato.
Comportamenti superficiali o poco diligenti dei dipendenti costituiscono un punto vulnerabile della sicurezza aziendale. Un’adeguata attenzione, come richiesto dagli articoli 2104 e 2105 del Codice civile, impone infatti al dipendente di svolgere le proprie mansioni con la diligenza necessaria in relazione al ruolo ricoperto e alla tutela degli interessi del datore di lavoro.
Chi svolge mansioni qualificate è tenuto a un livello di attenzione più elevato: se la frode era evitabile con verifiche anche semplici, l’errore non può ritenersi scusabile.
In questi casi, ciò che rileva ai fini disciplinari non è la truffa in sé, ma la condotta negligente o imprudente del dipendente, che può legittimare il licenziamento.
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