- Cos'è la concorrenza sleale per sviamento di clientela?
- I comportamenti illeciti tipici dell'ex dipendente
- Come tutelare l'azienda in via preventiva
- Le azioni legali e la richiesta di risarcimento danni
- FAQ: Domande frequenti sullo sviamento di clientela
- Difendi il tuo business con il Centro Studi Et De Milan
02 Aprile 2026
Quando un dipendente lascia l’azienda, porta con sé esperienza, competenze e relazioni: tutto fisiologico. Diventa però un problema grave quando queste informazioni vengono utilizzate per sottrarre attivamente clienti alla realtà da cui proviene.
Lo sviamento di clientela da parte di un ex collaboratore può generare un danno immediato e concreto: perdita di fatturato, indebolimento del portafoglio clienti e, nei casi più gravi, compromissione della reputazione aziendale. Non si tratta solo di concorrenza, ma di un comportamento che può superare i limiti della correttezza professionale.
In questi casi, però, l’imprenditore non è disarmato. Può contare su una serie di strumenti giuridici precisi per distinguere tra concorrenza lecita e illecita, e per intervenire rapidamente a tutela del proprio business.
Cos'è la concorrenza sleale per sviamento di clientela?

La concorrenza sleale per sviamento di clientela è una forma specifica di illecito disciplinata dall’art. 2598 del Codice Civile, che tutela le imprese da comportamenti scorretti posti in essere da concorrenti o ex collaboratori.
Detto in termini semplici: si verifica quando un soggetto non si limita a competere sul mercato in modo lecito, ma utilizza mezzi contrari alla correttezza professionale per sottrarre clienti a un’altra azienda.
Lo sviamento diventa illecito quando non è il cliente a scegliere liberamente, ma viene indotto a cambiare fornitore attraverso:
- utilizzo di informazioni riservate
- sfruttamento di relazioni acquisite durante il rapporto di lavoro
- comportamenti ingannevoli o denigratori
Non è quindi sufficiente che un ex dipendente inizi a lavorare nello stesso settore o contatti vecchi clienti. L’illiceità nasce quando l’attività è accompagnata da modalità scorrette che alterano il normale gioco concorrenziale.
Il limite tra libera concorrenza e illecito
Il confine tra concorrenza lecita e concorrenza sleale è sottile, ma fondamentale.
Un ex dipendente ha diritto a:
- avviare una propria attività nello stesso settore
- proporsi sul mercato
- contattare clienti, anche potenzialmente coincidenti con quelli dell’ex datore
Questo rientra nella libertà di iniziativa economica.
Diventa invece illecito quando il vantaggio competitivo deriva da elementi che non sono “di mercato”, ma dall’uso scorretto di ciò che è stato acquisito durante il rapporto di lavoro.
Ad esempio, non è vietato farsi conoscere dai clienti.
È vietato farlo utilizzando database aziendali, condizioni economiche riservate o informazioni strategiche interne.
La differenza, in sostanza, è questa:
competere è lecito, sottrarre clientela con mezzi scorretti no.
I comportamenti illeciti tipici dell'ex dipendente
Vediamo cosa accade nella pratica: lo sviamento di clientela non avviene mai in modo “astratto”, ma attraverso comportamenti concreti che si verificano spesso già nelle fasi finali del rapporto di lavoro, o comunque immediatamente dopo l’uscita dall’azienda.
Si tratta di dinamiche ricorrenti, che seguono schemi ben riconoscibili: accesso anomalo ai dati, contatti anticipati con clienti, utilizzo di informazioni interne per costruire un vantaggio competitivo immediato.
Individuare questi segnali è fondamentale, perché consente all’azienda di intervenire tempestivamente e raccogliere elementi utili in caso di azione legale.
Sottrazione di database e informazioni riservate
Uno dei comportamenti più gravi è la sottrazione di dati aziendali.
Può avvenire attraverso:
- download di anagrafiche clienti
- esportazione di CRM
- copia di listini prezzi e condizioni commerciali
- invio di documenti aziendali su email personali
Queste informazioni rappresentano un patrimonio strategico dell’impresa: il loro utilizzo da parte dell’ex dipendente consente di contattare i clienti in modo mirato, con offerte già calibrate e conoscenza delle condizioni applicate.
Non si tratta solo di concorrenza sleale, ma in alcuni casi può configurarsi anche un illecito più grave legato alla sottrazione di dati e segreti aziendali.
Denigrazione dell'ex datore di lavoro
Un’altra modalità frequente è la denigrazione dell’azienda di provenienza.
L’ex dipendente, nel tentativo di convincere i clienti a cambiare fornitore, può:
- diffondere informazioni negative
- mettere in dubbio la solidità o affidabilità dell’azienda
- insinuare problemi organizzativi o economici
Questo tipo di comportamento non rientra nella normale attività commerciale, ma integra un atto di concorrenza sleale perché altera la percezione del cliente attraverso informazioni non corrette o strumentalizzate.
Anche in questo caso, ciò che rileva non è il semplice “proporsi sul mercato”, ma il modo in cui lo si fa.
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Come tutelare l'azienda in via preventiva

La miglior difesa contro lo sviamento di clientela è la prevenzione.
Quando il danno si è già verificato, intervenire è possibile, ma spesso complesso e costoso. Per questo motivo è fondamentale strutturare fin da subito rapporti di lavoro e collaborazioni con strumenti contrattuali adeguati.
“Blindare” l’azienda non significa limitare la libertà del lavoratore, ma definire regole chiare su ciò che è lecito e ciò che non lo è, riducendo al minimo il rischio di comportamenti scorretti dopo la cessazione del rapporto.
Il patto di non concorrenza
Il patto di non concorrenza è lo strumento più diretto per impedire all’ex dipendente di svolgere attività in concorrenza dopo la fine del rapporto.
Affinché sia valido, deve rispettare alcuni requisiti fondamentali:
- deve essere retribuito
- deve avere una durata limitata nel tempo
- deve essere circoscritto per ambito geografico e attività
Se correttamente redatto, consente all’azienda di impedire all’ex collaboratore di operare nello stesso mercato per un determinato periodo, riducendo drasticamente il rischio di sviamento della clientela.
In caso di violazione, è possibile agire per ottenere il risarcimento del danno.
L'accordo di riservatezza (NDA) e le policy aziendali
Accanto al patto di non concorrenza, è fondamentale prevedere accordi di riservatezza (NDA) e policy interne chiare.
Questi strumenti servono a:
- definire cosa si intende per informazione riservata
- regolare l’uso di dati, documenti e strumenti aziendali
- vietare la copia o l’esportazione non autorizzata di informazioni
È importante che l’azienda disciplini anche l’utilizzo di:
- email aziendali
- dispositivi informatici
- accessi ai database
In questo modo, in caso di abuso, sarà più semplice dimostrare la violazione e tutelarsi in sede legale.
La prevenzione contrattuale non elimina il rischio, ma almeno lo rende gestibile e giuridicamente difendibile.
Le azioni legali e la richiesta di risarcimento danni
Quando lo sviamento di clientela è già in atto, è fondamentale intervenire rapidamente: ogni giorno di ritardo può tradursi in perdita di fatturato, consolidamento del rapporto tra cliente ed ex dipendente e maggiore difficoltà nel recuperare la posizione.
L’ordinamento mette a disposizione strumenti efficaci sia per bloccare l’attività illecita sia per ottenere il risarcimento del danno subito. Tuttavia, l’esito dell’azione dipende in larga parte dalla capacità di dimostrare in modo preciso cosa è accaduto.
L'importanza della raccolta delle prove (Informatica forense)
Per agire in giudizio non bastano sospetti o percezioni: ci vogliono prove concrete.
Le evidenze più rilevanti riguardano, ad esempio:
- accessi anomali ai sistemi aziendali prima delle dimissioni
- download o invio di database e documenti
- comunicazioni tra l’ex dipendente e i clienti
- coincidenze temporali tra uscita dall’azienda e perdita di clienti
In molti casi, queste informazioni vengono ricostruite attraverso attività di informatica forense, analizzando computer aziendali, email e dispositivi riconsegnati.
La corretta raccolta delle prove è determinante: un errore in questa fase può compromettere l’intera azione legale.
Il ricorso d'urgenza (Art. 700 c.p.c.)
Quando il danno è attuale e continuo, non si può attendere i tempi di una causa ordinaria.
In questi casi è possibile ricorrere al giudice con un provvedimento d’urgenza (art. 700 c.p.c.), che consente di ottenere in tempi molto rapidi:
- l’inibizione dell’attività illecita
- il divieto di contattare i clienti
- la cessazione immediata dei comportamenti scorretti
Si tratta di uno strumento fondamentale per bloccare l’emorragia di clienti e contenere il danno prima che diventi irreversibile.
Successivamente, si potrà avviare la causa di merito per ottenere il risarcimento economico.
FAQ: Domande frequenti sullo sviamento di clientela
Posso denunciare l'ex dipendente penalmente?
Nella maggior parte dei casi, la concorrenza sleale rientra nell’ambito civile e viene trattata attraverso azioni risarcitorie.
Tuttavia, in alcune situazioni particolarmente gravi, può avere rilievo penale. Ad esempio, quando si verifica:
- sottrazione abusiva di dati aziendali
- accesso non autorizzato a sistemi informatici
- appropriazione di informazioni riservate con modalità fraudolente
In questi casi, oltre all’azione civile per il risarcimento del danno, è possibile valutare anche una denuncia penale.
Cosa succede se l'ex dipendente non aveva firmato il patto di non concorrenza?
L’assenza di un patto di non concorrenza non significa che tutto sia lecito.
Anche senza clausole contrattuali specifiche, restano applicabili le norme del Codice Civile sulla concorrenza sleale. Lo sviamento illecito di clientela, l’utilizzo di informazioni riservate o i comportamenti denigratori sono comunque sanzionabili.
Il patto di non concorrenza rafforza la tutela, ma non è l’unico strumento a disposizione dell’azienda.
Difendi il tuo business con il Centro Studi Et De Milan
Quando si verifica uno sviamento di clientela, il tempo è un fattore decisivo. Intervenire subito significa limitare il danno e aumentare le possibilità di successo in sede legale.
Ogni situazione, però, è diversa e richiede un’analisi strategica: capire cosa è realmente accaduto, quali prove sono disponibili e quale azione è meglio intraprendere – urgente o ordinaria – per tutelare l’azienda.
Il Centro Studi Et De Milan affianca l’imprenditore in tutte le fasi:
- valutazione preliminare del caso
- analisi delle prove disponibili
- attivazione di azioni cautelari immediate
- gestione del contenzioso e richiesta di risarcimento danni
Parallelamente, supporta le imprese anche in ottica preventiva: struttura contratti, patti di non concorrenza e policy interne per ridurre il rischio di comportamenti illeciti.
Difendere il proprio portafoglio clienti non è solo una questione legale, ma una scelta strategica.
Agire in modo tempestivo e con il giusto supporto può fare la differenza tra contenere il danno e subirlo.