09 Settembre 2025
Spesso si legge di dipendenti licenziati a vario titolo e ragione poi riammessi in Azienda dal giudice.
Questo comporta mal di stomaci per l’Imprenditore che si ritrova di nuovo a casa sua un dipendente sgradito, tempo perso per spiegare al Consulente del Lavoro cosa gli aveva combinato il dipendente ed anche con l’Avvocato, pagare gli avvocati ed anche gli stipendi di tutto il periodo della causa per il dipendente che, tra costi indiretti e busta paga sono mediamente € 40.000 all’anno ( quindi più dura la causa peggio è per l’Imprenditore che deve pagare di più ).
Gli unici che ci guadagnano sono gli Avvocati!
Al Centro Studi et de Milan con i suoi Avvocati, Commercialisti e Consulenti del Lavoro per le buste paga sappiamo dire di no all’Imprenditore sconsigliandogli di intraprendere cause sbagliate in partenza.
E i nostri Consulenti del Lavoro sono abilitati come Conciliatori autorizzati all’ Ispettorato Territoriale del Lavoro di Milano.
Una conciliazione ben fatta costa poche centinaia di euro e risolve tutto.
Riguardo i licenziamenti, l’offesa grave rivolta al proprio superiore gerarchico può configurarsi come una giusta causa di licenziamento, anche se si tratta di un solo episodio come ha ribadito la Corte di cassazione nell’ordinanza 21103 del 24 luglio 2025, quando l’Imprenditore dimostra, ex articolo 2119 del Codice civile, richiamata dall’articolo 5 della legge 604/1966, la «grave negazione degli elementi essenziali del rapporto di lavoro», in particolare del vincolo fiduciario.
Attenzione però distinguere tra insubordinazione lieve e insubordinazione grave, secondo la graduazione prevista dai Ccnl e l’incidenza della recidiva sulla legittimità del recesso datoriale.
Il Ccnl di categoria, in genere, distingue fra:
- l’insubordinazione lieve, punita con sanzioni conservative (ammenda, sospensione breve) che è il mero rifiuto di eseguire un ordine legittimo senza eccessi formali o verbali lesivi.
- l’insubordinazione, sanzionata tramite il licenziamento con preavviso;
- l’insubordinazione grave, che giustifica il licenziamento senza preavviso (giusta causa) e i configura quando all’inosservanza dell’ordine si accompagnano modalità comportamentali denigratorie o minacciose tali da ledere irreparabilmente il vincolo fiduciario (Cassazione, ordinanza 6398/2025). Sul tema della recidiva, spesso il Ccnl indica l’ipotesi di licenziamento per «recidiva nelle mancanze» specifiche, ma la Cassazione ha chiarito che anche in presenza di recidiva il giudice conserva il potere–dovere di valutare l’effettiva gravità degli addebiti e la proporzionalità del recesso (Cassazione, 28417/2017 e 15566/2019).
Piuttosto che una causa sbagliata in partenza, costa meno una buona consulenza prima da parte del Centro Studi et de Milan con i suoi Avvocati, Commercialisti e Consulenti del Lavoro per le buste paga.