- Opzione 1: Il Compenso Amministratore (La “Busta Paga”)
- Opzione 2: La Distribuzione degli Utili
- H2: La Terza Via: Strategie alternative di prelievo tax-free
- Tabella di Confronto: Simulazione su 50.000€ di budget
- FAQ - Domande frequenti
- Conclusioni
26 Febbraio 2026
Il conto corrente della SRL è in attivo, ma quello personale dell’imprenditore è in sofferenza. È una situazione più comune di quanto si pensi: l’azienda genera utili, ma il socio-amministratore non sa qual è il modo fiscalmente più efficiente per portare quei soldi nel proprio conto personale.
Attenzione però: la SRL è un soggetto giuridico autonomo. I soldi dell’azienda non sono “tuoi” finché non vengono distribuiti correttamente. Prelevare con bonifici senza causale o usare il bancomat aziendale per spese personali non è una scorciatoia: può configurare appropriazione indebita e generare contestazioni fiscali pesanti.
Qui entra in gioco la pianificazione fiscale. Le due strade legali e corrette per trasferire denaro dalla società alla persona fisica sono:
- Compenso Amministratore
- Distribuzione degli Utili (Dividendi)
Ognuna di queste due opzioni ha vantaggi e svantaggi. E la scelta non può essere ideologica: deve essere matematica. In questa guida analizziamo insieme quale conviene davvero nel 2026, considerando che, spesso, la soluzione migliore è un mix tra le due.
Opzione 1: Il Compenso Amministratore (La “Busta Paga”)
Il compenso amministratore è la modalità più diretta per trasferire denaro dalla SRL alla persona fisica.
Funziona come una vera e propria “busta paga”: l’amministratore riceve un cedolino mensile e l’importo viene registrato come costo per la società.
Il vantaggio per la società
Il compenso è interamente deducibile.
Questo significa che:
- riduce l’utile imponibile
- abbassa l’IRES (24%)
- diminuisce la base su cui si calcola l’IRAP.
In pratica, ciò che paghi come compenso non viene tassato come utile societario.
Lo svantaggio per la persona fisica
Il compenso entra nel reddito personale dell’amministratore e viene tassato con:
- IRPEF progressiva (dal 23% fino al 43%)
- Contributi INPS (Gestione Separata, circa 24% o 33%).
Superate certe soglie di reddito, la pressione fiscale complessiva può diventare significativa.
Quando conviene davvero
Il compenso è particolarmente conveniente:
- per importi fino a circa 30.000–35.000 € annui
- quando si vuole costruire una posizione pensionistica
- quando serve un reddito dimostrabile per mutui o finanziamenti (le banche guardano il cedolino, non i dividendi).
Opzione 2: La Distribuzione degli Utili

Come funziona e la Tassazione Secca
La distribuzione degli utili avviene solo dopo che:
- La società ha chiuso il bilancio in utile
- Ha pagato le imposte (IRES e IRAP)
- L’assemblea dei soci approva il bilancio e delibera la distribuzione.
Il socio incassa quindi un dividendo “netto società”.
Su quell’importo si applica una ritenuta a titolo d’imposta del 26%.
Il vantaggio principale è la semplicità:
- nessuna IRPEF progressiva
- nessuno scaglione che aumenta
- nessun contributo INPS (salvo casi particolari di soci lavoratori iscritti alla gestione commercianti).
Il 26% è fisso. Non sale al 43%.
La Non-Deducibilità
Qui molti imprenditori fanno un errore di calcolo.
Il dividendo non è un costo per la società.
Prima di poterti distribuire 100 euro:
- la società ha già pagato il 24% di IRES
- ha pagato l’IRAP (circa 3,9%).
Solo dopo si applica il 26% sul residuo.
Questo significa che la tassazione effettiva è doppia:
- Tassazione in capo alla società
- Tassazione in capo al socio.
Il 26% non è quindi l’unica imposta in gioco.
Quando convengono gli Utili?
I dividendi diventano interessanti quando:
- l’importo da prelevare è elevato
- il compenso farebbe scattare l’aliquota IRPEF al 43%
- non è necessario versare contributi previdenziali.
Sopra i 50.000 € circa, il 26% fisso può risultare più efficiente rispetto alla progressività IRPEF, nonostante la doppia tassazione societaria.
Va però considerato un aspetto cruciale:
i dividendi non costruiscono pensione e non generano reddito “continuativo” agli occhi delle banche.
Richiedi una prima consulenza personalizzata
H2: La Terza Via: Strategie alternative di prelievo tax-free

Esistono alcune modalità legali per trasferire denaro dalla SRL all’imprenditore pagando poche tasse o, entro certi limiti, nessuna.
Non si tratta di scorciatoie. Sono strumenti previsti dalla legge, ma devono essere utilizzati correttamente e con documentazione adeguata.
Rimborsi Spese Chilometrici e Trasferte
Se l’amministratore utilizza l’auto personale per attività aziendali o sostiene spese di trasferta per conto della società, ha diritto a un rimborso.
Nel caso dei rimborsi chilometrici:
- si applicano le tabelle ACI
- il rimborso è esente da IRPEF e INPS
- per la società è un costo deducibile.
Stesso principio per le trasferte fuori dal comune di residenza, se documentate correttamente.
Risultato: soldi netti in tasca all’amministratore e costo fiscalmente riconosciuto per l’azienda.
Buoni Pasto e Welfare Aziendale
L’azienda può riconoscere benefit entro determinate soglie senza generare tassazione in capo al percettore.
Rientrano tra questi:
- buoni pasto
- buoni carburante
- fringe benefit (entro i limiti previsti annualmente)
- rimborsi bollette o spese familiari secondo le soglie di legge.
Questi importi sono:
- deducibili per la società
- non tassati per il beneficiario entro i limiti normativi.
È uno strumento davvero efficiente per integrare il prelievo tradizionale.
Royalties per Marchio
Ci sono casi in cui l’imprenditore detiene personalmente un marchio e può concederlo in licenza alla propria SRL.
La società, di fatto, paga una royalty per l’utilizzo del marchio.
Per la società:
- la royalty è un costo deducibile
Per la persona fisica:
- il reddito da royalties beneficia di una detassazione parziale (abbattimento forfettario del 25% dell’imponibile)
- non sono dovuti contributi INPS.
Attenzione però, perché si tratta di una pianificazione avanzata che richiede:
- effettiva titolarità del marchio
- valutazione economica congrua
- perizia di stima
In assenza di questi elementi, il rischio di contestazione fiscale è elevato.
Tabella di Confronto: Simulazione su 50.000€ di budget
Ipotesi: la società ha 50.000€ disponibili da destinare all’imprenditore.
Ecco di seguito una simulazione semplificata (si precisa che sono valori indicativi e non una consulenza personalizzata).
|
Voce |
Compenso Amministratore |
Distribuzione Utili |
|
Disponibilità iniziale società |
50.000€ (costo deducibile) |
50.000€ (utile lordo) |
|
Tassazione società |
Riduce IRES |
IRES 24% + IRAP ~3,9% |
|
Base dopo imposte società |
— |
~36.000€ circa |
|
Tassazione persona fisica |
IRPEF 23–43% + INPS |
26% secco |
|
Netto stimato in tasca |
Variabile (dipende da scaglione) |
~26.500€ circa |
|
Contributi pensione |
Sì |
No |
Lettura corretta della tabella
Nel caso del compenso:
- l’azienda deduce il costo e paga meno IRES
- l’amministratore subisce IRPEF progressiva e contributi
- il netto dipende fortemente dal reddito personale
Nel caso dei dividendi:
- la società paga prima le imposte
- il socio paga 26% fisso
- niente INPS
- niente pensione
Conclusione numerica
Se l’amministratore è già in scaglione IRPEF alto (43%), i dividendi possono risultare più efficienti.
Se invece il reddito personale è basso o medio, il compenso può essere più conveniente, soprattutto grazie alla deducibilità per la società.
Anche se, nella maggior parte dei casi, il vero vantaggio nasce da un mix calibrato tra le due opzioni.
FAQ - Domande frequenti
Posso prelevare gli utili ogni mese?
No. Gli utili possono essere distribuiti solo dopo l’approvazione del bilancio e la relativa delibera assembleare. In genere ciò avviene una volta l’anno. Se si desidera una liquidità mensile, è necessario prevedere un compenso amministratore.
Se prendo solo dividendi, avrò la pensione?
No. I dividendi non generano contributi previdenziali. Se non si percepisce un compenso soggetto a contribuzione o non si è iscritti ad altre gestioni, si rischia di non maturare una pensione adeguata.
Cosa rischio se prelevo dal bancomat aziendale senza giustificativo?
Un prelievo non giustificato può essere riqualificato fiscalmente come utile occulto o compenso non dichiarato, con conseguente tassazione e sanzioni. Nei casi più gravi, può anche configurarsi responsabilità verso gli altri soci.
Conclusioni
Una soluzione universale valida per tutti non c’è. La scelta tra compenso e dividendi dipende da una serie di variabili personali e societarie: reddito complessivo, detrazioni fiscali, esigenze previdenziali, liquidità disponibile.
Il Centro Studi Et De Milan effettua simulazioni fiscali personalizzate: valuta l’impatto complessivo delle diverse opzioni e costruisce un piano di prelievo ibrido in grado di massimizzare il netto in tasca nel pieno rispetto della normativa.
La vera differenza non è scegliere tra “stipendio” o “dividendi”, ma pianificare con metodo.