- Si può fare il forfettario da dipendente?
- La clausola di esclusione del lavoro dipendente
- Cosa succede se si supera il limite di reddito
- L’obbligo di non concorrenza
- Contributi INPS, iscrizione alla Gestione Separata e l’esonero
- Domande frequenti (FAQ)
- Conclusioni
21 Ottobre 2025
Scopri le regole per aprire una Partita IVA forfettaria pur essendo lavoratore dipendente. Analisi approfondita dei vincoli di reddito, dei contributi INPS e della doppia tassazione.
Aprire una Partita IVA in regime forfettario pur avendo un lavoro dipendente è una delle domande più comuni tra lavoratori e professionisti che vogliono avviare un’attività parallela o rendere regolare un secondo reddito.
La buona notizia è che sì, è possibile, ma solo rispettando alcuni limiti precisi, vincoli di reddito e condizioni specifiche previste dalla legge.
In questa guida vedremo quando si può combinare lavoro dipendente e forfettario, quali eccezioni esistono e come funziona la doppia tassazione tra stipendio e reddito autonomo.
Si può fare il forfettario da dipendente?

Sì, un lavoratore dipendente può aprire una Partita IVA in regime forfettario, a condizione che nell’anno precedente abbia percepito meno di 35.000 € lordi da lavoro dipendente o assimilato.
Questa è la nuova soglia ufficiale introdotta dalla Legge di Bilancio 2024, valida dal periodo d’imposta 2025.
Inoltre, non è consentito accedere o restare nel regime se l’attività autonoma è svolta in modo prevalente nei confronti del datore di lavoro attuale o dei due anni precedenti.
L’obiettivo della norma è evitare che il forfettario venga utilizzato per mascherare rapporti di lavoro subordinato o forme di falsa partita IVA.
La clausola di esclusione del lavoro dipendente
Il principale vincolo per chi vuole aprire la Partita IVA in regime forfettario pur essendo dipendente è la cosiddetta clausola di esclusione del lavoro dipendente.
Dal 2025, il limite è stato innalzato a 35.000 € lordi annui, come previsto dalla Legge di Bilancio 2024.
Chi supera questa soglia non può accedere al regime forfettario o, se già vi rientra, ne uscirà automaticamente nell’anno successivo.
Qual è il limite di reddito da lavoro dipendente per il regime forfettario?
Il limite attuale è di 35.000 € lordi, riferiti ai redditi da lavoro dipendente o assimilato (compresi i redditi da pensione).
Questo valore si calcola sui redditi percepiti nell’anno precedente all’applicazione del regime.
Se nell’anno precedente hai guadagnato più di 35.000 € lordi, non potrai accedere o dovrai uscire dal regime agevolato nell’anno successivo.
Come si calcola il limite di 35.000 € (reddito lordo vs netto)
Il limite riguarda il reddito lordo, cioè l’importo complessivo prima delle imposte e dei contributi previdenziali.
Ad esempio, se la tua busta paga annuale riporta 36.000 € lordi, anche se il netto che percepisci è molto più basso, non potrai restare nel forfettario.
Attenzione: se percepisci più redditi da lavoro dipendente, questi si sommano ai fini del calcolo della soglia.
Quando il vincolo non si applica? Pensione, fine rapporto e part-time
Ci sono alcune eccezioni in cui il limite dei 35.000 € non impedisce automaticamente l’accesso o la permanenza nel regime:
- Cessazione del rapporto di lavoro: se il contratto si è concluso nell’anno precedente, puoi accedere al regime anche se hai superato la soglia.
- Pensione: i redditi da pensione, pur rientrando tra quelli assimilati, non sempre escludono il contribuente, in base alla prevalenza dei redditi.
- Lavoro part-time: è possibile mantenere il forfettario se l’attività autonoma è effettiva e non dipendente dal lavoro subordinato, purché il reddito da lavoro resti entro i 35.000 €.
Nota normativa di riferimento:
Art. 1, comma 54, Legge 190/2014, come modificato dalla Legge di Bilancio 2024 (L. 213/2023) – requisiti e cause di esclusione dal regime forfettario aggiornati al 2025.
Cosa succede se si supera il limite di reddito

Superare il limite di 35.000 euro di reddito da lavoro dipendente o assimilato non comporta sanzioni immediate, ma ha conseguenze dirette sul diritto di applicare il regime forfettario.
La normativa prevede che, in questi casi, il contribuente perda i benefici fiscali a partire dall’anno successivo a quello in cui è avvenuto il superamento.
È quindi fondamentale monitorare costantemente i propri redditi per evitare di uscire involontariamente dal regime agevolato e trovarsi a dover gestire tassazioni e adempimenti più onerosi.
Conseguenze immediate
Se nell’anno precedente si sono percepiti più di 35.000 € lordi da lavoro dipendente o assimilato, si decade automaticamente dal regime forfettario a partire dal 1° gennaio dell’anno successivo.
In pratica, il contribuente dovrà passare al regime ordinario o semplificato, perdendo i vantaggi del forfait (imposta sostitutiva, esonero IVA e semplificazioni contabili).
Chi resta nel forfettario nonostante il superamento del limite rischia accertamenti fiscali e richieste di imposte non versate, oltre a sanzioni e interessi.
Il passaggio al regime ordinario, cosa cambia nella tassazione
Quando si esce dal regime forfettario, la fiscalità torna progressiva, basata sulle aliquote IRPEF per scaglioni di reddito.
Ecco i principali cambiamenti da aspettarsi:
- Addio all’imposta sostitutiva del 15% o 5%, sostituita dalle normali aliquote IRPEF (23%, 35%, 43%).
- Obbligo di applicare IVA e ritenuta d’acconto sulle fatture.
- Aumento della complessità contabile, con la tenuta di registri e libri obbligatori.
- Contributi INPS calcolati in modo ordinario, senza riduzioni o agevolazioni.
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L’obbligo di non concorrenza
Un’altra regola fondamentale del regime forfettario riguarda il divieto di fatturare prevalentemente al proprio datore di lavoro, attuale o recente.
Questa norma, spesso poco conosciuta, serve a impedire che un ex rapporto di lavoro dipendente venga semplicemente “trasformato” in una collaborazione autonoma mascherata, per ottenere vantaggi fiscali indebiti.
La legge prevede infatti che non possono accedere al regime forfettario i contribuenti che nell’anno precedente abbiano lavorato come dipendenti o collaboratori per un soggetto verso cui oggi fatturano prevalentemente.
Quando la Partita IVA è aperta verso l’ex datore di lavoro
Aprire la Partita IVA e lavorare per lo stesso datore di lavoro con cui si aveva un contratto dipendente può comportare l’esclusione immediata dal regime forfettario.
La normativa considera questa situazione come un rapporto di continuità, e quindi non ammette il regime agevolato, a meno che:
- Il rapporto di lavoro sia cessato da almeno due anni, e la collaborazione autonoma sia realmente indipendente.
- La fatturazione verso l’ex datore di lavoro sia inferiore al 50% dei ricavi totali generati dalla Partita IVA.
- Sussistano più clienti o commesse che dimostrino la reale autonomia dell’attività professionale.
Chi è in regime forfettario può essere assunto come dipendente?
Sì, un lavoratore in regime forfettario può essere assunto come dipendente, ma con alcune condizioni.
È pienamente legale svolgere un lavoro dipendente e un’attività autonoma in contemporanea, purché:
- Il reddito da lavoro dipendente non superi 35.000 euro lordi annui;
- Le due attività siano distinte e non in conflitto d’interessi;
- Non ci sia subordinazione o continuità tra l’attività forfettaria e quella dipendente.
In caso contrario, si potrebbe configurare un rapporto di lavoro mascherato, con conseguenze fiscali e previdenziali.
La gestione fiscale del doppio reddito, come funziona la tassazione?
Quando una persona è sia lavoratore dipendente che titolare di Partita IVA in regime forfettario, i due redditi non si sommano automaticamente ai fini fiscali, ma vengono tassati separatamente, ognuno secondo il proprio regime.
Il reddito da lavoro dipendente è tassato in base agli scaglioni IRPEF, mentre il reddito derivante dalla Partita IVA in regime forfettario è soggetto a un’imposta sostitutiva del 15% (o del 5% nei primi cinque anni di attività, se si rispettano i requisiti di start-up).
Questo doppio regime permette una certa flessibilità, ma richiede una gestione attenta della dichiarazione dei redditi, per evitare errori nel calcolo delle imposte e nella gestione delle detrazioni.
La Dichiarazione dei Redditi (Modello Unico) con entrambi i redditi
Chi percepisce sia redditi da lavoro dipendente sia redditi da attività autonoma deve compilare un’unica dichiarazione dei redditi (Modello Redditi PF).
All’interno del modello vengono indicati:
- i redditi da lavoro dipendente, già tassati dal datore di lavoro come sostituto d’imposta;
- i redditi da lavoro autonomo, calcolati secondo il coefficiente di redditività previsto per la propria attività forfettaria.
Le due tipologie di reddito non si sommano ai fini dell’aliquota IRPEF, ma possono influire sul totale delle detrazioni e agevolazioni spettanti (ad esempio per familiari a carico o spese mediche).
L’effetto sulla detrazione IRPEF (perdita di vantaggi)
Chi ha redditi sia da lavoro dipendente che da Partita IVA deve tenere presente che il cumulo complessivo dei redditi può ridurre o azzerare alcune detrazioni IRPEF.
In particolare, all’aumentare del reddito complessivo (dipendente + autonomo forfettario), si riducono:
- le detrazioni per lavoro dipendente;
- le agevolazioni fiscali per familiari a carico;
- eventuali bonus legati all’ISEE o al reddito personale.
Contributi INPS, iscrizione alla Gestione Separata e l’esonero
Uno dei dubbi più comuni per chi ha sia un lavoro dipendente che una Partita IVA in regime forfettario riguarda il versamento dei contributi previdenziali.
La regola generale è che chi apre la Partita IVA deve iscriversi alla Gestione Separata INPS o alla Cassa di categoria, ma esistono casi di esonero totale o parziale, soprattutto quando si è già coperti come lavoratori dipendenti.
Esonero totale dai contributi INPS
Chi svolge un’attività lavorativa dipendente a tempo pieno e con copertura previdenziale piena è generalmente esonerato dall’iscrizione alla Gestione Separata INPS per l’attività autonoma in regime forfettario.
Questo perché i contributi vengono già versati dal datore di lavoro e coprono l’intera posizione previdenziale.
In pratica, se sei un dipendente full-time e apri una Partita IVA per attività occasionale o secondaria, non dovrai versare ulteriori contributi INPS sul reddito forfettario.
Tuttavia, è necessario verificare caso per caso, poiché alcune Casse professionali (come quelle di avvocati, architetti o ingegneri) possono comunque richiedere l’iscrizione e un contributo minimo annuale.
Esempio pratico:
Un impiegato a tempo pieno che apre una Partita IVA forfettaria come consulente informatico non versa contributi alla Gestione Separata, ma solo l’imposta sostitutiva del 15% (o 5% per start-up).
Lavoro part-time e forfettario: il limite di 35.000€ si riduce?
Il limite dei 35.000 euro di reddito da lavoro dipendente per accedere al regime forfettario non varia se il contratto è part-time.
Tuttavia, in questi casi, l’INPS può richiedere il versamento dei contributi anche sulla Partita IVA, poiché la copertura previdenziale garantita dal lavoro dipendente è solo parziale.
In sostanza:
- Se il tuo contratto di lavoro è a tempo parziale, dovrai iscriverti alla Gestione Separata e versare contributi proporzionali al reddito autonomo;
- Se invece sei full-time, non sei tenuto a versarli per la Partita IVA.
I Pro – flessibilità, imposizione fissa, nessuna ritenuta
1. Flessibilità e indipendenza
Il principale vantaggio è la possibilità di avviare un’attività autonoma senza rinunciare al proprio impiego stabile, costruendo una seconda fonte di reddito o testando un nuovo progetto imprenditoriale.
2. Tassazione agevolata e imposta sostitutiva
Nel regime forfettario, i redditi sono tassati con un’unica imposta sostitutiva del 15%, ridotta al 5% per i primi cinque anni in presenza dei requisiti di start-up.
Non si applicano IRPEF, addizionali regionali o comunali, e non si versa IVA né ritenuta d’acconto sulle fatture.
3. Gestione semplificata e contabilità leggera
Non è obbligatoria la tenuta dei registri contabili né la nomina di un revisore. Le operazioni fiscali sono semplici, e spesso il commercialista può gestire tutto con costi contenuti.
4. Nessun vincolo di esclusività
Puoi lavorare per più clienti e attività, mantenendo la tua posizione da dipendente senza conflitti d’interesse, purché non si violino le regole sulla non concorrenza.
I Contro – vincoli di reddito, cumulo fiscale, complessità burocratica
1. Limite di reddito rigido (35.000 € da lavoro dipendente)
Se superi il tetto di 35.000 euro lordi da lavoro dipendente o se la tua attività autonoma diventa prevalente, decadi automaticamente dal regime forfettario.
2. Cumulo fiscale indiretto
Anche se i due redditi vengono tassati separatamente, il reddito complessivo può incidere sulle detrazioni IRPEF, ISEE e agevolazioni fiscali (es. assegni familiari o bonus).
3. Possibili contributi aggiuntivi
Chi lavora part-time o non ha una copertura previdenziale piena deve comunque versare i contributi INPS sulla Partita IVA, riducendo la convenienza economica del regime.
4. Più adempimenti da gestire
Pur essendo semplificato, il regime forfettario comporta la necessità di monitorare fatturato, soglie e scadenze fiscali, oltre alla gestione dei rapporti con INPS e Agenzia delle Entrate.
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Domande frequenti (FAQ)
Qual è il limite di reddito da lavoro dipendente per il regime forfettario?
Il limite di reddito da lavoro dipendente o assimilato è di 35.000 euro lordi annui, calcolato sull’anno precedente.
Chi supera questa soglia non può accedere o restare nel regime forfettario, salvo casi di cessazione del rapporto di lavoro.
Cosa succede se si superano i 35.000 euro?
Se superi il limite dei 35.000 €, decadi dal regime forfettario a partire dall’anno successivo e passi automaticamente al regime ordinario o semplificato.
In quel caso dovrai applicare IVA, IRPEF per scaglioni e ritenute d’acconto.
Chi è in regime forfettario può essere assunto come dipendente?
Sì, ma solo se il reddito da lavoro dipendente resta entro i 35.000 € e se le due attività sono distinte e non in conflitto d’interessi.
In caso contrario, si rischia la riqualificazione del rapporto come lavoro subordinato mascherato.
Quali sono le cause di esclusione dal regime forfettario per il lavoro dipendente?
Le principali sono:
- Superamento della soglia dei 35.000 € di reddito da lavoro dipendente;
- Fatturazione prevalente verso l’attuale o l’ex datore di lavoro (oltre il 50% dei ricavi);
- Partecipazione in società di persone o controllo di SRL con attività simile.
Qual è il limite di reddito da lavoro dipendente per il regime forfettario nel 2025?
Nel 2025 il limite resta 35.000 € lordi annui, come previsto dalla Legge di Bilancio 2024.
Eventuali modifiche future saranno stabilite con le successive manovre fiscali.
Devo chiedere il permesso al mio datore di lavoro per aprire la Partita IVA?
Di norma no, ma se nel tuo contratto esiste una clausola di esclusiva o non concorrenza, devi informare il datore di lavoro.
In ogni caso, l’attività autonoma non deve interferire con gli obblighi lavorativi o competere con l’azienda.
Posso aprire il forfettario se sono amministratore della società dove sono dipendente?
No, questa situazione comporta incompatibilità.
Gli amministratori o soci di società che esercitano la stessa attività della Partita IVA non possono accedere al regime forfettario, poiché mancherebbe l’autonomia economica e gestionale.
Lavoro part-time e forfettario: il limite di 35.000€ si riduce?
No, la soglia resta la stessa anche per i contratti part-time.
Tuttavia, in questi casi, l’INPS può richiedere il versamento dei contributi aggiuntivi sulla Partita IVA, poiché la copertura previdenziale da dipendente è parziale.
Conclusioni
Avere un lavoro dipendente e una Partita IVA in regime forfettario è perfettamente possibile, ma richiede attenzione a limiti, soglie e regole precise.
Il rischio maggiore è superare i 35.000 euro di reddito da lavoro dipendente o fatturare prevalentemente al proprio datore di lavoro, perdendo così i vantaggi fiscali del regime.
Per questo, prima di aprire una Partita IVA, è fondamentale farsi assistere da un commercialista qualificato, capace di valutare la tua posizione specifica e indicarti la soluzione più conveniente e sicura.
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