- Perché la figura del preposto è più importante di quanto sembri
- Chi è il preposto: la definizione di legge
- I compiti del preposto secondo l'art. 19 del D.Lgs. 81/08
- Serve una nomina formale? Il principio di effettività e l'obbligo del 2021
- Preposto, dirigente e datore di lavoro: chi comanda chi
- Preposto o RSPP: due ruoli che vengono spesso confusi
- Le responsabilità e le sanzioni del preposto
- La formazione obbligatoria: cosa prevede oggi la normativa
- Conclusione
- Domande frequenti
02 Settembre 2026
In quasi ogni azienda esiste una figura che, nella pratica quotidiana, incide sulla sicurezza sul lavoro più di chiunque altro — eppure è anche una delle meno comprese, spesso confusa con il datore di lavoro o con l'RSPP. Parliamo del preposto: la persona che, ogni giorno, si trova fisicamente accanto ai lavoratori, vigila sul rispetto delle procedure e, dal 2021, ha anche il potere concreto di fermare un'attività pericolosa.
Capire con precisione chi è il preposto, quali obblighi ha e in cosa si distingue dalle altre figure della sicurezza non è un esercizio teorico: dalla riforma del 2021, il datore di lavoro ha l'obbligo esplicito di individuarlo formalmente, pena sanzioni dirette. In questa guida vedremo la definizione di legge, i compiti previsti dall'art. 19 del D.Lgs. 81/08, le novità normative più recenti e le differenze rispetto a RSPP e datore di lavoro.
Perché la figura del preposto è più importante di quanto sembri
Nella gerarchia della sicurezza aziendale, il preposto è l'anello che collega le decisioni prese ai piani alti — dal datore di lavoro, eventualmente tramite i dirigenti — con ciò che accade realmente sul campo, ogni giorno. È lui (o lei) che vede in tempo reale se un lavoratore non indossa i dispositivi di protezione, se una procedura viene saltata per fretta, se una situazione di rischio si sta materializzando proprio in quel momento. Proprio per questo, il legislatore ha scelto di attribuirgli obblighi specifici e, soprattutto negli ultimi anni, poteri concreti di intervento immediato.
Chi è il preposto: la definizione di legge
L'art. 2, comma 1, lettera e) del D.Lgs. 81/2008 definisce il preposto come "la persona che, in ragione delle competenze professionali e nei limiti di poteri gerarchici e funzionali adeguati alla natura dell'incarico conferitogli, sovrintende alla attività lavorativa e garantisce l'attuazione delle direttive ricevute, controllandone la corretta esecuzione da parte dei lavoratori ed esercitando un funzionale potere di iniziativa".
In termini pratici: il preposto non decide le politiche di sicurezza dell'azienda (è compito del datore di lavoro, eventualmente supportato dai dirigenti), ma vigila che quanto stabilito venga effettivamente rispettato sul campo, con un margine di iniziativa autonomo quando la situazione lo richiede.
I compiti del preposto secondo l'art. 19 del D.Lgs. 81/08
L'art. 19 elenca in modo puntuale i compiti del preposto. Tra i principali:
- sovrintendere e vigilare sull'osservanza, da parte dei lavoratori, degli obblighi di legge e delle disposizioni aziendali su salute e sicurezza, incluso il corretto uso dei dispositivi di protezione collettivi e individuali, informando i superiori diretti in caso di inosservanza persistente;
- verificare che solo i lavoratori che hanno ricevuto adeguate istruzioni accedano alle zone che li espongono a un rischio grave e specifico;
- richiedere l'osservanza delle misure per il controllo delle situazioni di rischio in caso di emergenza;
- informare tempestivamente i lavoratori esposti a un rischio grave e immediato;
- segnalare senza indugio al datore di lavoro o al dirigente sia le deficienze di mezzi, attrezzature e dispositivi di protezione, sia ogni altra condizione di pericolo rilevata durante l'attività di vigilanza;
- frequentare gli appositi corsi di formazione previsti dalla normativa.
Il potere di interruzione dell'attività: la novità che ha cambiato tutto
La riforma introdotta dal D.L. 146/2021, convertito con la Legge 215/2021, ha aggiunto all'art. 19 una nuova lettera (f-bis), attribuendo al preposto un potere prima non esplicitamente previsto: in caso di rilevazione di deficienze dei mezzi, di condizioni di pericolo o di mancata attuazione delle disposizioni impartite, il preposto deve interrompere temporaneamente l'attività del lavoratore interessato e informare senza ritardo i superiori. Non è più, quindi, solo un obbligo di segnalazione: è un vero e proprio potere interdittivo immediato, che rende il preposto un attore attivo nella prevenzione, non solo un osservatore.
Serve una nomina formale? Il principio di effettività e l'obbligo del 2021
Uno degli aspetti più fraintesi riguarda la necessità (o meno) di una nomina scritta. Da tempo, la giurisprudenza applica il cosiddetto principio di effettività, oggi codificato dall'art. 299 del D.Lgs. 81/08: chi esercita di fatto i poteri tipici del preposto — anche senza un incarico formale — ne assume comunque la posizione di garanzia e le relative responsabilità. In altre parole, non basta non aver ricevuto una nomina scritta per sottrarsi agli obblighi, se nella pratica si esercita quel ruolo.
Questo principio, però, non esonera più il datore di lavoro dal formalizzare la scelta. Con la riforma del 2021 è stata infatti introdotta la lettera b-bis all'art. 18, comma 1, che impone esplicitamente a datore di lavoro e dirigenti di individuare il preposto o i preposti incaricati delle attività di vigilanza previste dall'art. 19. Un obbligo pensato proprio per superare le incertezze legate al solo principio di effettività, e la cui violazione espone datore di lavoro e dirigenti a sanzioni dirette. Da segnalare anche un ulteriore obbligo introdotto dalla stessa riforma: nell'ambito di contratti di appalto o subappalto, l'appaltatore deve comunicare espressamente al committente il nominativo del proprio preposto.
Preposto, dirigente e datore di lavoro: chi comanda chi
Nella scala gerarchica della sicurezza, le tre figure si distinguono per il livello di responsabilità e di autonomia decisionale:
- il datore di lavoro è il vertice del sistema di prevenzione, titolare della responsabilità primaria e non delegabile per la sicurezza dell'organizzazione;
- il dirigente, quando presente, attua le direttive del datore di lavoro organizzando l'attività lavorativa e vigilando su di essa, con un margine di autonomia decisionale più ampio, tipicamente a livello di funzione o reparto;
- il preposto sovrintende e controlla l'esecuzione operativa quotidiana da parte dei lavoratori, garantendo che le direttive ricevute vengano effettivamente rispettate, con un potere di iniziativa funzionale ma non un potere decisionale strategico.
Preposto o RSPP: due ruoli che vengono spesso confusi
Un altro equivoco frequente riguarda la sovrapposizione tra preposto e RSPP (Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione), di cui abbiamo parlato nel dettaglio nella nostra guida dedicata a RSPP: chi è, compiti e responsabilità. La differenza è netta: l'RSPP ha un ruolo tecnico e consulenziale, analizza i rischi e propone al datore di lavoro le misure di prevenzione più adeguate, ma non ha alcun potere gerarchico sui lavoratori né esercita una vigilanza operativa diretta sul loro comportamento quotidiano. Il preposto, al contrario, non si occupa di progettare le misure di sicurezza, ma di farle rispettare concretamente sul campo, giorno per giorno, potendo intervenire in prima persona quando necessario.
Le responsabilità e le sanzioni del preposto
Il preposto che non adempie ai propri obblighi previsti dall'art. 19 è soggetto a sanzioni penali a titolo contravvenzionale (arresto o ammenda, con importi che variano in base alla specifica violazione e sono soggetti a periodica rivalutazione), distinte da quelle eventualmente applicabili al datore di lavoro. Va inoltre ricordato che, come accennato, anche il datore di lavoro e i dirigenti rischiano sanzioni specifiche se non provvedono a individuare formalmente il preposto come richiesto dalla lettera b-bis dell'art. 18. In caso di violazioni gravi in materia di formazione o addestramento, può inoltre scattare — ai sensi dell'art. 14 del D.Lgs. 81/08 — la sospensione dell'attività imprenditoriale.
La formazione obbligatoria: cosa prevede oggi la normativa
La riforma del 2021 ha reso obbligatoria e periodica anche la formazione specifica del preposto, da svolgersi in presenza o in videoconferenza sincrona (con esclusione dell'e-learning), con un aggiornamento almeno biennale. Le modalità operative sono state successivamente affinate dall'Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025, che ha stabilito in 12 ore la durata minima del corso di formazione per i preposti. È un obbligo che, se disatteso, rientra tra le violazioni che possono giustificare provvedimenti sanzionatori più severi, incluso — nei casi più gravi — il fermo dell'attività aziendale.
Conclusione
Il preposto non è una figura "minore" nell'organigramma della sicurezza aziendale: è, al contrario, il punto in cui le regole scritte incontrano la realtà quotidiana del lavoro, con un potere di intervento che dal 2021 è diventato ancora più concreto. Per un'azienda, individuare correttamente questa figura — con nomina formale, formazione adeguata e una reale consapevolezza dei propri poteri e doveri — non è un adempimento burocratico da archiviare, ma uno degli investimenti più efficaci nella prevenzione degli infortuni. Verificare la propria organizzazione alla luce di queste regole, magari insieme a un consulente esperto in sicurezza sul lavoro, è il primo passo per non scoprire le lacune solo dopo un controllo o, peggio, un incidente.
Domande frequenti
Chi è il preposto secondo la legge?
È la persona che, in base a competenze professionali e poteri gerarchici adeguati all'incarico, sovrintende all'attività lavorativa, garantisce l'attuazione delle direttive ricevute e ne controlla la corretta esecuzione da parte dei lavoratori.
Il preposto deve avere una nomina scritta?
Il principio di effettività attribuisce le responsabilità a chi esercita di fatto il ruolo, anche senza nomina. Dal 2021, però, il datore di lavoro ha l'obbligo esplicito di individuare formalmente il preposto, pena sanzioni dirette.
Qual è la differenza tra preposto e RSPP?
L'RSPP ha un ruolo tecnico-consulenziale, senza potere gerarchico sui lavoratori. Il preposto vigila direttamente e quotidianamente sull'esecuzione del lavoro, con la possibilità di intervenire e, se necessario, interrompere l'attività.
Cosa può fare oggi il preposto se rileva un pericolo?
Dopo la riforma del 2021, può interrompere temporaneamente l'attività del lavoratore interessato in caso di deficienze, condizioni di pericolo o mancata osservanza delle disposizioni, informando immediatamente i superiori.
Quanto dura il corso di formazione obbligatorio per i preposti?
Secondo l'Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025, la durata minima del corso è di 12 ore, da svolgersi in presenza o in videoconferenza sincrona, con aggiornamento almeno biennale.