16 Settembre 2026
Quando un dipendente stipula una cessione del quinto, l'azienda si trova coinvolta in un rapporto di cui non è parte, ma di cui diventa a tutti gli effetti esecutore obbligato. Arriva una notifica, e da quel momento l'ufficio paghe deve trattenere una quota dello stipendio, versarla a un soggetto terzo, gestire il TFR come garanzia e comunicare ogni evento che modifichi il rapporto di lavoro.
Molti imprenditori lo vivono come un fastidio amministrativo di poco conto. In realtà è una posizione che comporta obblighi precisi e una responsabilità diretta: gli errori di gestione non ricadono sul dipendente, ma sull'azienda, che può essere chiamata a rispondere delle somme non correttamente trattenute o versate.
In questa guida vediamo cosa deve fare concretamente il datore di lavoro dal momento della notifica, quando può (e quando non può) opporsi, come si gestisce la cessazione del rapporto e quali sono gli errori che più frequentemente espongono l'azienda.
16 Settembre 2026
Per anni la risposta è stata quasi automatica: se puoi convertire il premio di risultato in welfare, fallo. Il confronto era impietoso — da un lato un premio tassato, dall'altro un credito welfare completamente esente. Nel 2026, però, quel calcolo è cambiato in modo sostanziale, e vale la pena rifarlo con attenzione prima di impostare l'accordo aziendale.
La Legge di Bilancio 2026 ha infatti ridotto l'imposta sostitutiva sui premi di risultato dal 5% all'1%, alzando contemporaneamente il tetto agevolabile da 3.000 a 5.000 euro. Il denaro in busta paga è tornato competitivo, e la conversione in welfare non è più la scelta ovvia che era fino all'anno scorso — resta però vantaggiosa per ragioni diverse da quelle che si citano di solito, e va valutata caso per caso.
In questa guida vediamo come funziona tecnicamente la conversione, cosa è cambiato con le nuove regole, dove sta oggi il vero vantaggio e quali tre fattori possono ribaltare completamente la convenienza dell'operazione.
16 Settembre 2026
È una delle situazioni che più spaventano gli imprenditori, e una delle domande che arrivano con più frequenza dopo un incidente: "i dispositivi glieli avevo forniti, era stato formato, ma quel giorno non li indossava — sono comunque responsabile?".
La risposta, nella grande maggioranza dei casi, è sì. Ed è una risposta che coglie di sorpresa molti datori di lavoro convinti che la consegna documentata dei DPI, magari con tanto di firma del dipendente, costituisca una protezione sufficiente. Non lo è: l'ordinamento italiano impone al datore di lavoro non solo di fornire i dispositivi, ma di vigilare che vengano effettivamente utilizzati — e in caso di contenzioso è l'azienda a dover dimostrare di averlo fatto, non il lavoratore a dover provare il contrario.
In questa guida vediamo cosa dice esattamente la normativa, qual è l'unico caso in cui il datore di lavoro può essere esonerato, quali sono le conseguenze economiche reali di un infortunio di questo tipo e — soprattutto — cosa serve concretamente per dimostrare di aver vigilato.
16 Settembre 2026
Moltissime imprese italiane hanno iniziato a far lavorare i propri dipendenti da remoto nella primavera del 2020, quando la normativa emergenziale consentiva di attivare il lavoro agile con una semplice comunicazione unilaterale. Quel regime è terminato da tempo, ma in un numero sorprendente di aziende la prassi è rimasta esattamente quella di allora: si lavora da casa due o tre giorni a settimana, ci si è organizzati, funziona — e di accordi scritti non se ne è mai parlato.
È una situazione più diffusa di quanto si creda, e viene percepita come un'irregolarità formale di scarso rilievo. In realtà l'assenza dell'accordo individuale produce conseguenze molto concrete, che emergono tutte nello stesso momento: quando c'è un contenzioso, un infortunio o un controllo.
In questa guida vediamo cosa prevede esattamente la normativa, cosa succede davvero quando l'accordo manca — la risposta è più sfumata di un secco "è nullo" — e come regolarizzare una situazione già in essere senza stravolgere l'organizzazione.
02 Settembre 2026
Sempre più italiani, una volta raggiunta l'età pensionabile, scelgono di trasferirsi all'estero: per raggiungere familiari, per il costo della vita più basso, o semplicemente per godersi la pensione in un contesto diverso. La domanda che si pongono quasi tutti, prima ancora di partire, è sempre la stessa: la pensione INPS continua ad arrivare? E dove verrà tassata?
La risposta non è mai univoca: dipende dal tipo di pensione, dal Paese di destinazione e, soprattutto, dall'esistenza (o meno) di una convenzione contro le doppie imposizioni tra l'Italia e quello Stato. In questa guida vedremo passo passo come funziona il trasferimento della pensione all'estero, come viene tassata, quali adempimenti annuali non si possono dimenticare e quali errori causano più spesso la sospensione dei pagamenti.
10 Agosto 2026
Un controllo dell'Ispettorato del Lavoro può arrivare in qualsiasi momento, senza preavviso, e coinvolgere aspetti molto diversi della gestione aziendale: dai contratti di lavoro agli orari, dalla sicurezza sul lavoro alla corretta tenuta della documentazione. Per molti imprenditori è uno degli scenari più temuti, spesso perché poco conosciuto nei suoi meccanismi reali.
Capire come funziona un'ispezione, cosa viene effettivamente verificato e quali sono le conseguenze di un'eventuale irregolarità è il primo passo per affrontarla con serenità, o meglio ancora, per prevenirla del tutto. In questa guida vedremo come si svolge un controllo dell'Ispettorato Nazionale del Lavoro, cosa viene esaminato più spesso e come un'azienda può prepararsi per non farsi trovare impreparata.
01 Luglio 2026
Quando un dipendente non si presenta al lavoro senza avvisare, l’azienda deve agire con prudenza. È vero che l’assenza ingiustificata può creare problemi organizzativi immediati, ma non autorizza il datore di lavoro a procedere in modo impulsivo o informale.
Prima di arrivare a una contestazione disciplinare o al licenziamento, bisogna: verificare cosa è successo, provare a contattare il lavoratore, controllare il CCNL applicato e rispettare la procedura prevista dallo Statuto dei Lavoratori.
Il tema è ancora più delicato dopo l’introduzione delle cosiddette dimissioni per fatti concludenti, pensate per gestire i casi in cui il lavoratore sparisce senza formalizzare le dimissioni, spesso lasciando all’azienda l’onere del licenziamento e del relativo ticket INPS.
In questa guida vedremo: quando un’assenza diventa ingiustificata, cosa deve fare l’azienda nei primi giorni, come funziona la procedura disciplinare, quali sono le novità sulle dimissioni di fatto e quali errori evitare.
28 Maggio 2026
Un infortunio durante lo smart working non è automaticamente un semplice incidente domestico, ma non è nemmeno sempre un infortunio sul lavoro. Il punto decisivo è capire se l’evento ha un collegamento concreto con la prestazione lavorativa: cosa stava facendo il dipendente, in quale momento, con quali strumenti e per quale finalità.
Per l’azienda, il tema è delicato perché il lavoro agile non elimina gli obblighi di sicurezza. La Legge 81/2017 disciplina il lavoro agile come modalità di esecuzione del rapporto subordinato svolta anche fuori dai locali aziendali, e la circolare INAIL n. 48/2017 chiarisce che la tutela assicurativa opera per gli infortuni connessi ai rischi della prestazione resa all’esterno dell’azienda.
In questa guida vedremo quando l’infortunio a casa può essere coperto dall’INAIL, quando invece resta un fatto privato, in quali casi può emergere una responsabilità del datore di lavoro e quali documenti servono per proteggere l’azienda: accordo individuale, informativa sicurezza, policy smart working e procedura interna di segnalazione.
28 Maggio 2026
Il pignoramento dello stipendio è un tema che molte aziende si trovano ad affrontare, spesso senza preavviso e con il timore di commettere errori formali. Per il datore di lavoro, però, è fondamentale capire fin da subito un principio: quando arriva un atto di pignoramento presso terzi, l’azienda non può trattarlo come una questione privata tra dipendente e creditore. Diventa infatti un soggetto coinvolto direttamente nella procedura esecutiva e assume precisi obblighi di legge.
In concreto: il datore di lavoro viene chiamato a collaborare con l’autorità giudiziaria e con il creditore, trattenendo nei limiti previsti una parte dello stipendio del lavoratore e gestendo correttamente tutti gli adempimenti collegati. Una gestione superficiale può esporre l’azienda a rischi molto seri, fino alla possibilità di dover rispondere personalmente delle somme non trattenute o non dichiarate correttamente.
Per questo motivo, conoscere le regole del pignoramento dello stipendio nel 2026 è essenziale non solo per l’ufficio paghe o HR, ma anche per l’imprenditore e per chiunque abbia responsabilità amministrative in azienda. In questa guida vedremo cos’è il pignoramento presso terzi, quale ruolo assume il datore di lavoro, come si calcola la quota pignorabile, quali sono i limiti di legge, come gestire la trattenuta in busta paga e quali responsabilità può avere l’azienda in caso di omissioni o errori procedurali.
28 Maggio 2026
La conciliazione in sede protetta è uno degli strumenti più sicuri per chiudere un rapporto di lavoro evitando che, dopo la firma, il dipendente possa riaprire la vertenza chiedendo ulteriori somme. È particolarmente utile quando l’azienda vuole definire in modo ordinato questioni come differenze retributive, contestazioni sul licenziamento, incentivi all’esodo, straordinari, ferie non godute o altre pendenze maturate durante il rapporto.
Il punto decisivo è che non tutte le transazioni hanno la stessa forza: un accordo firmato privatamente tra datore di lavoro e dipendente può essere impugnato, mentre un verbale sottoscritto nelle sedi previste dalla legge gode di una tutela molto più forte. L’art. 2113 c.c. prevede infatti una disciplina speciale per rinunce e transazioni del lavoratore e limita l’impugnabilità degli accordi raggiunti nelle sedi protette previste dalla normativa.
Per l’impresa, questo significa poter trasformare una situazione potenzialmente conflittuale in una chiusura chiara, tracciata e difficilmente contestabile. In questa guida vedremo perché la conciliazione in sede protetta è così importante, dove può essere sottoscritta, quali vantaggi fiscali e contributivi può offrire e perché è fondamentale farsi assistere nella stesura del verbale.